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Grazie Patrizia, sei stata maestra nel dolore.

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  Ci avete fatto caso ? il cielo sopra Catania di che aveva il sole si è fatto più cupo, quasi volesse stringersi attorno al dolore di una madre che ha dovuto compiere il gesto più difficile: lasciare la mano del proprio bambino per consegnarla a Dio. Patrizia, ci hai travolti con una forza che non appartiene alla terra. In un tempo dove tutto è urlo, accusa e ricerca del colpevole, tu hai scelto la via della compostezza. Hai scelto di restare Mamma, e basta. Ti abbiamo guardata restare lì, accanto a Domenico, trasformando un dramma atroce in una cattedrale di dignità. "Mi hanno spiegato. Ho capito. Potete lasciarlo andare." In queste tue parole, pronunciate mentre il tuo cuore andava in frantumi, c'è tutta la santità del quotidiano. C'è quel "Sì" che Agata pronunciò nel buio della sua cella, quella resa che non è sconfitta, ma piena fiducia in un Amore più grande. Hai riempito di luce l'istante più buio, insegnandoci che l'amore vero non trattiene, ...

O que aprendi sendo devota da Santa Águeda - Pensiero di una devota di Sant' Agata

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🇧🇷 O que aprendi sendo devota da Santa Águeda De todas as coisas que aprendemos na vida, o cultivo da fé é, sem dúvidas, o mais valioso dos aprendizados. E cultivar essa fé pela devoção a uma mulher que, por seu exemplo de amor e fidelidade a Deus, venceu barreiras e alcançou o céu é algo particularmente belo. Assim foi (e permanece sendo) com Santa Águeda: uma mulher jovem, bela, de família nobre e cheia de vida que, vivendo em uma sociedade onde a figura feminina não tinha voz nem valor, teve a coragem de se despojar de si mesmo por amor a Cristo. Ser mulher devota de Águeda é entender que o medo pode até existir, mas jamais nos impedir de confiar a vida a Cristo, pois somente Ele é para nós, assim como é para Águeda, a nossa verdadeira nobreza. ___  🇮🇹 Ciò che ho imparato essendo devota di Sant'Agata Di tutte le cose che impariamo nella vita, la coltivazione della fede è, senza dubbio, il più prezioso degli apprendimenti. E coltivare questa fede attraverso la devozio...

Per il potere di Agatha... io ho il potere

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Dovete sapere che, quando ero bambino, facevo diventare il pavimento della sala da pranzo Via Etnea, con buona pace di mia madre. Avevo otto, nove anni. Il modellismo era roba da grandi. Io mi arrangiavo con i LEGO. Con i mattoncini costruivo la vara, era grezza, colorata, storta, ma abbastanza grande da contenere un piccolo busto reliquiario di plastica che normalmente tenevo sul comodino. Me l’aveva regalato mia zia. Ricordo ancora il prezzo: 5.000 lire. L’amavo follemente. I cordoni? Lego dritti. I devoti? I miei pupazzi, avvolti di bianco con il cerotto in TNT preso in prestito dall’armadietto dei medicinali di mia mamma. I ruoli dei pupazzi cambiavano sempre. Solo uno era fisso: il capomastro. E lui era He-Man. Ci tenevo, da piccolo He-Man era il mio mito. Perché lui non era un supereroe qualunque. Era pavido, vulnerabile, umano. Era il principe Adam, figlio del re, un po’ come noi, figli di Dio, che quando impugnava la spada di Greyskull si trasformava. Pronunciava qu...

I chiodi nella croce

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  Da piccolo avevo un segreto. Il mercoledì delle Ceneri prendevo un foglio, disegnavo una croce con Gesù — bruttissima, figurarsi, già oggi disegno da cani — e ogni volta che facevo una monelleria aggiungevo un chiodo con la matita. Ogni volta che facevo qualcosa di buono, ne cancellavo uno. L'obiettivo era farlo scendere dalla croce prima di Pasqua. Nessuno me lo aveva insegnato. Era mio e basta. A volte quel Gesù sembrava un riccio di tanti chiodi che aveva. Altre volte scendeva dalla croce in anticipo e io mi sentivo il bambino più contento del mondo. Da grande ho perso quella abitudine. Ho perso il gusto del fioretto, la voglia di togliere chiodi. O almeno così pensavo. Qualche anno fa una persona importante per me si impegnò a non fumare per tutta la Quaresima. Mi fece tornare quella voglia antica. Io non fumavo, ma promisi qualcosa che mi pesava davvero: rinunciare alla tecnologia. Alla fine lo feci solo per i venerdì, vigliaccamente. Ma fu bello lo stesso. Ritrovai il gusto...

Cinque Anni

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  Oggi ho riascoltato una vecchia canzone di David Bowie: "Five Years". Questo brano, particolarmente apprezzato da chi ama il genere, narra l'annuncio improvviso dell'apocalisse: al mondo restano solo cinque anni di vita. Dopo questa "sconvolgente" scoperta, la canzone descrive in modo crudo e visionario le reazioni di persone comuni che apprendono la notizia dell'imminente fine della Terra. La narrazione dipinge scene di panico, shock e disperazione collettiva tra la folla, con madri che piangono, sottolineando la fragilità della condizione umana. Il ritornello della canzone si ripete in maniera infinita e sempre più disperata: "Abbiamo soltanto cinque anni... tutto ciò che ci resta sono cinque anni". Nessuno, nella canzone, cerca di cambiare le cose, né per la Terra (e riconosco che forse sarebbe difficile), né per se stessi. Tutti piangono il poco tempo rimanente, senza però occuparsi di non sprecarlo. Molto spesso noi ci troviamo nella ste...

Cara Agatha ti scrivo...

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  Cara Agatha, Ti scrivo una lettera che forse sarà uguale a mille altre lettere perchè in fondo non sono cambiato nemmeno di una virgola. Una di quelle lettere dove forse sono senza maschera o, forse ho la maschera del “figliuol prodigo”, chi lo sa, il fatto è che nemmeno io so più chi sono o forse, non lo ho saputo mai. L’unica cosa che sò, cara Agatha è che “nonostante io faccia schifo”, come mi hanno detto stamane, tu ci sei stata sempre ! Chi sei Agatha ? Una persona canonizzata e vissuta quasi 1800 anni fa ? Una figura della mia mente ? Un amica immaginaria ? Chi sei ? Chiunque tu sia, nel corso della mia vita mi hai sempre accompagnato, nonostante io faccia schifo, appunto. E faccio schifo davvero sai ? Perché nella mia vita penso di aver concluso poco, perché ho sprecato un potenziale alto, perché ho sperperato i miei talenti, quasi tutti. Quasi… quasi perché non sono ancora morto, perché ancora posso fare, dire, cambiare, posso tornare tra le braccia del padre, rifiorire, ...

Il viaggio straordinario che ci ha condotti qui

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  Oggi è un giorno speciale, un giorno che celebra non solo una festa, ma anche un viaggio incredibile - quello che ci ha condotti fino a questa pagina. Questa ricorrenza, cari lettori, ha un legame profondo e sorprendente con il motivo per cui vi trovate su questa pagina. Permettetemi di svelarvi questo intreccio attraverso una storia che inizia non nel regno digitale moderno, ma nei primordi di un'era quando i social non erano ancora il linguaggio dominante del nostro tempo. Era l'epoca dei blog, dei diari virtuali dove ogni parola era un ponte tra anime alla ricerca di spiritualità e cristianità. 'Sudditi di Cristo' era il nome che diedi al mio primo blog, un omaggio alla ricorrenza di oggi, che ancora riverisco profondamente. Ecco come iniziò tutto, in un tempo dove la monarchia di Gesù Cristo e della sua Madre era il faro che guidava ogni mia parola. Il primo nome di questo blog era “Sudditi di Cristo”, proprio in onore alla suddetta ricorrenza di cui mi sento molt...