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VIA CRUCIS CON SANT' AGATA

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Nei venerdƬ di quaresima del giubileo agatino, saliamo idealmente sul Calvario insieme a Gesù con l' esempio di vita di Sant'Agata. Segno di croce Atto di dolore Vieni Spirito Santo, vieni e resta in mezzo a noi! I STAZIONE: GESƙ ƈ CONDANNATO A MORTE Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo PerchĆ© con la Tua santa croce hai redento il mondo. Gesù e Agata vengono condannati per il loro essere diversi e per il rifiuto netto di piegarsi alla logica del mondo: restare fedeli ai propri princƬpi significa spesso pagare un caro prezzo. ...e io, sono disposto a subire la condanna del mondo pur di non venire meno alla parola di Dio? Pater, Ave, Gloria Santa Madre deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore. II STAZIONE: GESƙ PRENDE LA CROCE Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo PerchĆ© con la Tua santa croce hai redento il mondo. Gesù e Agata non retrocedono e concedono nulla al male, ma lo affrontano con la fiducia totale dei figli verso il loro padre. ...e io, ries...

Grazie Patrizia, sei stata maestra nel dolore.

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  Ci avete fatto caso ? il cielo sopra Catania di che aveva il sole si ĆØ fatto più cupo, quasi volesse stringersi attorno al dolore di una madre che ha dovuto compiere il gesto più difficile: lasciare la mano del proprio bambino per consegnarla a Dio. Patrizia, ci hai travolti con una forza che non appartiene alla terra. In un tempo dove tutto ĆØ urlo, accusa e ricerca del colpevole, tu hai scelto la via della compostezza. Hai scelto di restare Mamma, e basta. Ti abbiamo guardata restare lƬ, accanto a Domenico, trasformando un dramma atroce in una cattedrale di dignitĆ . "Mi hanno spiegato. Ho capito. Potete lasciarlo andare." In queste tue parole, pronunciate mentre il tuo cuore andava in frantumi, c'ĆØ tutta la santitĆ  del quotidiano. C'ĆØ quel "SƬ" che Agata pronunciò nel buio della sua cella, quella resa che non ĆØ sconfitta, ma piena fiducia in un Amore più grande. Hai riempito di luce l'istante più buio, insegnandoci che l'amore vero non trattiene, ...

O que aprendi sendo devota da Santa Ɓgueda - Pensiero di una devota di Sant' Agata

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šŸ‡§šŸ‡· O que aprendi sendo devota da Santa Ɓgueda De todas as coisas que aprendemos na vida, o cultivo da fĆ© Ć©, sem dĆŗvidas, o mais valioso dos aprendizados. E cultivar essa fĆ© pela devoção a uma mulher que, por seu exemplo de amor e fidelidade a Deus, venceu barreiras e alcanƧou o cĆ©u Ć© algo particularmente belo. Assim foi (e permanece sendo) com Santa Ɓgueda: uma mulher jovem, bela, de famĆ­lia nobre e cheia de vida que, vivendo em uma sociedade onde a figura feminina nĆ£o tinha voz nem valor, teve a coragem de se despojar de si mesmo por amor a Cristo. Ser mulher devota de Ɓgueda Ć© entender que o medo pode atĆ© existir, mas jamais nos impedir de confiar a vida a Cristo, pois somente Ele Ć© para nós, assim como Ć© para Ɓgueda, a nossa verdadeira nobreza. ___  šŸ‡®šŸ‡¹ Ciò che ho imparato essendo devota di Sant'Agata Di tutte le cose che impariamo nella vita, la coltivazione della fede ĆØ, senza dubbio, il più prezioso degli apprendimenti. E coltivare questa fede attraverso la devozio...

Per il potere di Agatha... io ho il potere

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Dovete sapere che, quando ero bambino, facevo diventare il pavimento della sala da pranzo Via Etnea, con buona pace di mia madre. Avevo otto, nove anni. Il modellismo era roba da grandi. Io mi arrangiavo con i LEGO. Con i mattoncini costruivo la vara, era grezza, colorata, storta, ma abbastanza grande da contenere un piccolo busto reliquiario di plastica che normalmente tenevo sul comodino. Me l’aveva regalato mia zia. Ricordo ancora il prezzo: 5.000 lire. L’amavo follemente. I cordoni? Lego dritti. I devoti? I miei pupazzi, avvolti di bianco con il cerotto in TNT preso in prestito dall’armadietto dei medicinali di mia mamma. I ruoli dei pupazzi cambiavano sempre. Solo uno era fisso: il capomastro. E lui era He-Man. Ci tenevo, da piccolo He-Man era il mio mito. PerchĆ© lui non era un supereroe qualunque. Era pavido, vulnerabile, umano. Era il principe Adam, figlio del re, un po’ come noi, figli di Dio, che quando impugnava la spada di Greyskull si trasformava. Pronunciava qu...

I chiodi nella croce

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  Da piccolo avevo un segreto. Il mercoledƬ delle Ceneri prendevo un foglio, disegnavo una croce con Gesù — bruttissima, figurarsi, giĆ  oggi disegno da cani — e ogni volta che facevo una monelleria aggiungevo un chiodo con la matita. Ogni volta che facevo qualcosa di buono, ne cancellavo uno. L'obiettivo era farlo scendere dalla croce prima di Pasqua. Nessuno me lo aveva insegnato. Era mio e basta. A volte quel Gesù sembrava un riccio di tanti chiodi che aveva. Altre volte scendeva dalla croce in anticipo e io mi sentivo il bambino più contento del mondo. Da grande ho perso quella abitudine. Ho perso il gusto del fioretto, la voglia di togliere chiodi. O almeno cosƬ pensavo. Qualche anno fa una persona importante per me si impegnò a non fumare per tutta la Quaresima. Mi fece tornare quella voglia antica. Io non fumavo, ma promisi qualcosa che mi pesava davvero: rinunciare alla tecnologia. Alla fine lo feci solo per i venerdƬ, vigliaccamente. Ma fu bello lo stesso. Ritrovai il gusto...

Cinque Anni

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  Oggi ho riascoltato una vecchia canzone di David Bowie: "Five Years". Questo brano, particolarmente apprezzato da chi ama il genere, narra l'annuncio improvviso dell'apocalisse: al mondo restano solo cinque anni di vita. Dopo questa "sconvolgente" scoperta, la canzone descrive in modo crudo e visionario le reazioni di persone comuni che apprendono la notizia dell'imminente fine della Terra. La narrazione dipinge scene di panico, shock e disperazione collettiva tra la folla, con madri che piangono, sottolineando la fragilitĆ  della condizione umana. Il ritornello della canzone si ripete in maniera infinita e sempre più disperata: "Abbiamo soltanto cinque anni... tutto ciò che ci resta sono cinque anni". Nessuno, nella canzone, cerca di cambiare le cose, nĆ© per la Terra (e riconosco che forse sarebbe difficile), nĆ© per se stessi. Tutti piangono il poco tempo rimanente, senza però occuparsi di non sprecarlo. Molto spesso noi ci troviamo nella ste...

Cara Agatha ti scrivo...

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  Cara Agatha, Ti scrivo una lettera che forse sarĆ  uguale a mille altre lettere perchĆØ in fondo non sono cambiato nemmeno di una virgola. Una di quelle lettere dove forse sono senza maschera o, forse ho la maschera del “figliuol prodigo”, chi lo sa, il fatto ĆØ che nemmeno io so più chi sono o forse, non lo ho saputo mai. L’unica cosa che sò, cara Agatha ĆØ che “nonostante io faccia schifo”, come mi hanno detto stamane, tu ci sei stata sempre ! Chi sei Agatha ? Una persona canonizzata e vissuta quasi 1800 anni fa ? Una figura della mia mente ? Un amica immaginaria ? Chi sei ? Chiunque tu sia, nel corso della mia vita mi hai sempre accompagnato, nonostante io faccia schifo, appunto. E faccio schifo davvero sai ? PerchĆ© nella mia vita penso di aver concluso poco, perchĆ© ho sprecato un potenziale alto, perchĆ© ho sperperato i miei talenti, quasi tutti. Quasi… quasi perchĆ© non sono ancora morto, perchĆ© ancora posso fare, dire, cambiare, posso tornare tra le braccia del padre, rifiorire, ...